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Qui sotto alcune delle foto più affascinanti dal Brasile e un divertente e interessante diario di viaggio pieno di informazioni e aneddoti che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: .

Rio de Janeiro, Corcovado
Rio de Janeiro, Corcovado - Vista sulla città dalla statua del Cristo Redentore.
Il Sud America era per noi una meta sognata da tempo, spesso rimandata a causa dei costi elevati o delle difficoltà d’organizzazione. Nell'estate 2012, quando io e due amici trovammo un volo per Rio de Janeiro a un prezzo piuttosto economico, dovemmo per forza prenotare, se non altro perché punti nell'orgoglio dalle precedenti rinunce.
Air France si dimostrò una valida compagnia aerea e il 15 agosto all'alba atterrammo puntuali a Rio, dove iniziava il nostro itinerario di viaggio in Brasile. Prendemmo subito un economico pullman per la città, che si presentò, nei quartieri periferici, disordinata e caotica. L'intenso traffico passava in mezzo a edifici mal ridotti, baracche e favelas, quindi era meglio non sbagliare strada. L’autista del pullman sembrava più esperto del posto di noi, comunque.
Il centro era altrettanto trafficato, ma molto meglio tenuto. Tra due quartieri vicini poteva esserci la stessa differenza che c'è tra New York e Timbuctu.
Di prima mattina arrivammo al nostro ostello, l'Ipanema Beach Hostel, che consiglio. Nell'enormità di Rio, Ipanema era un bel quartiere dove soggiornare, ben collegato dai mezzi di trasporto, abbastanza sicuro e comodo per le spiagge. La cosa più importante, però, era la spettacolarità del posto. Sembrava d'essere in Brasile.
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Rio Ipanema, Brasile
Rio de Janeiro, Ipanema - Una lunga, lunga spiaggia. Un quartiere ricco, ma le favelas sono poco lontane.
Beh, a tutti gli effetti eravamo in Brasile, e proprio quello che sognavamo: la bella passeggiata a mare con brasiliani impegnati in tutti gli sport da spiaggia, le affascinanti e peculiari montagne verdi note come "panettoni" sparse qua e là per la città, i palazzi e le favelas che s'arrampicavano sulle colline. Un tipico itinerario turistico a Rio de Janeiro comprende una camminata lungo il mare e da Ipanema arrivammo fino a Copacabana con il suo spettacolare arco di spiaggia lungo quasi 5 km. Il mare non era così invitante - è pur sempre l'oceano - e a bagnarsi c'erano solo surfisti.
Rio Arpoador
Rio de Janeiro, Arpoador - Una penisola, e un bellissimo punto panoramico, tra Copacabana e Ipanema. Il surf è uno dei tanti sport praticati in queste zone.
La spiaggia era però tanto vivace che i nostri vari dubbi sui pericoli di Rio si dissiparono subito. Sì, come avevamo letto ci poteva essere l'occasionale scippo, chissà forse anche violento, ma su quelle passeggiate a mare c'erano continuamente migliaia di persone. La statistica era dalla nostra parte.
Sulla spiaggia si potevano ammirare i palmeti, i venditori ambulanti, i bar, i castelli di sabbia, le giocatrici e i giocatori di beach volley (a seconda dei gusti sessuali e sportivi). C'erano 28 gradi - un inverno davvero rigido, quello di Rio - perciò bevemmo l'acqua di un cocco per rigenerarci. Fu orribile. Sul serio.
Rio Copacabana
Rio de Janeiro, Copacabana - La vivace spiaggia di Copacabana è piena di bar, venditori di souvenir e artisti.
Quasi all'ora di pranzo arrivammo alla fine della spiaggia di Copacabana. Qui fermammo un taxi che ci portò al Pao de Acucar (con accenti e cediglie del caso), il famoso Pan di Zucchero su cui sale una funivia, un altro must in ogni itinerario di viaggio in Brasile e a Rio de Janeiro in particolare. Nel frattempo il cielo si rannuvolò e scese qualche goccia di pioggia. Ciò forse rovinò in parte il panorama, che a noi parve comunque spettacolare. Ridemmo e scherzammo con delle ragazze che lavoravano nei bar sulla sommità del Pao de Acucar: il Brasile era solare anche quando era nuvolo.
Bisogna sfatare un mito sulle donne brasiliane: ce ne sono di belle e di brutte, come dappertutto. E' vero, ci sono le bellezze formose, ma non si può dire che quelle sovrappeso siano una minoranza. Tante portano l'apparecchio anche dopo avere superato i vent'anni: colpa della sempre maggiore importanza data all'aspetto esteriore e merito (o colpa?) della nuova ricchezza che si sta diffondendo in Brasile.
Sotto al Pan di Zucchero si trova la bella Playa Vermelha, su cui scattammo alcune foto. Da qui vedemmo degli alpinisti scalare il panettone: io preferisco mangiarlo, ma è un'attività affascinante, per chi ama il genere.
Rientrammo soddisfatti verso Ipanema. In ostello si stava bene, con la possibilita' di conoscere gente, chiedere informazioni e consigli e organizzare gite. Prenotammo cosi', per il giorno successivo, un trasporto in pullmino e barca verso l'isola tropicale di Ilha Grande. Quella nostra prima sera carioca, invece, eravamo invitati a cena da una ragazza brasiliana nostra conoscente. Fu una delle sere più istruttive del nostro itinerario di viaggio in Brasile: imparammo infatti diverse cose interessanti sulla vita di Rio de Janeiro, ad esempio il prezzo folle del suo appartamento di 70 metri quadri (1000 euro al mese d'affitto). Per i benestanti con un buon lavoro lo stile di vita a Rio non e' cosi' diverso da quello di un losangelino o di un londinese: stipendi elevati, lunghi orari lavorativi e costosi lussi che diventano quasi necessita' (la nostra amica difficilmente avrebbe potuto vivere in una economica favela). L'appartamento in questione era poco lontano da Botafogo e lo raggiungemmo in metropolitana, senza mai sentirci minacciati dalla criminalità. Le guide turistiche spesso esagerano: ad esempio, la sera noi tre uomini duri e barbuti non portavamo mai con noi alcun oggetto di valore, seguendo i consigli della Lonely Planet, ma sugli autobus notturni notammo dolci donzelle non accompagnate che giocavano con l'iPhone.
Il giorno dopo tornò il sole, che non ci lasciò più fino a fine vacanza (notti escluse, ovviamente). Al mattino camminammo lungo la Lagoa (una laguna alle spalle di Ipanema e Leblon). Anche qui - in una zona particolarmente ricca della città - i brasiliani praticavano ogni genere di sport. Alle 11 partimmo per Ilha Grande. Dopo l'attraversamento del cemento sporco della periferia di Rio de Janeiro, raggiungemmo la Costa Verde lungo la quale si snoda la panoramica strada che da Rio porta a San Paolo. Pranzammo in un'area di servizio con buffet a chilo: ci si riempiva il piatto di cio' che si voleva, e poi si pesava il contenuto. Per 8 etti (ero affamato) di carni, insalate, stuzzichini misteriosi e saporiti pasticci, spesi 4 euro. Rimasi molto soddisfatto. Mi piacque molto la farofa, anche se in realtà era come mangiare sabbia condita. Arrivammo a Mangaritiba, un villaggio sul mare con una bella spiaggia.
Costa Verde, Brasile
Costa Verde - La costa florida e affascinante tra Rio de Janeiro e Sao Paulo. Questa è Mangaritiba, dove si può prendere una barca traballante per Ilha Grande.
A Mangaritiba prendemmo un battello per Ilha Grande. Fu una navigazione traballante, ma non mi lamento perche' il battello non affondò e già questo fu un risultato sorprendente. Arrivammo sull'isola, a Vila Abrao, e cercammo una sistemazione. Forse avremmo dovuto prenotare in anticipo perche' molti ostelli erano pieni, ma trovammo comunque una tranquilla pensione sulla spiaggia a un buon prezzo. La cosa bella era che Vila Abrao, l'unica modesta cittadina di Ilha Grande, era priva di auto: la passeggiata a mare, su cui si affacciavano hotel e ristoranti, era semplicemente la spiaggia. Per lunghi tratti non c'era nemmeno il marciapiede: s'usciva di casa e si mettevano i piedi sulla sabbia. Fuori dal paese c'erano sentieri, e non strade: camminando, un bell'itinerario percorreva il periplo dell'isola in una settimana. Insomma, ogni secondo ci veniva ricordato che eravamo in vacanza e che il Brasile era una figata.
Abraao, Ilha Grande, Brasile
Abraao, Ilha Grande - Una verdeggiante isola tropicale... e un piccolo Paradiso. Vila do Abraao è il più grosso villaggio dell'isola, privo di automobili e la cui passeggiata a mare è, in realtà, una spiaggia.
I baretti sulla spiaggia erano tanto belli che veniva voglia di tracannarsi una caipirinha in ognuno di essi, con pessime conseguenze per la salute e l'economia del viaggio. La movida serale era comunque tranquilla, più adatta a delle coppie. Cenammo a base di pesce, sempre con la sabbia sotto ai piedi.
Il mattino successivo partecipammo a una gita in motoscafo che ci portò in diverse spiagge di Ilha Grande. Trattandosi di un'isola tropicale praticamente disabitata, con sabbia chiara, palme e montagne ricoperte di foresta pluviale, non c'è bisogno di scrivere che erano luoghi favolosi... ma io lo scrivo lo stesso. Le foto, comunque, rendono l'idea meglio delle parole. Facendo snorkeling, notammo una miriade di pesci colorati, stelle marine e altre meraviglie.
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Ilha Grande
Ilha Grande Fish - Poche persone, ma molti pesci, abitano a Ilha Grande.
Ci fermammo a pranzare in un villaggio, dove noi, rifiutando il ristorante "turistico", vagammo inutilmente alla ricerca di un altro bar. Ne approfittammo per esplorare le capanne posizionate tra mare e foresta. Alla fine comprammo delle patatine in un negozietto scassato (viva l'originalità, caratteristica su cui in effetti cercavamo di basare il nostro itinerario di viaggio, con alterne fortune). La sera, invece, partecipammo a una grigliata organizzata sulla terrazza sul mare di un vivace ostello.
Il 18 agosto ci avventurammo a piedi per i sentieri di Ilha Grande.
Ilha Grande
Ilha Grande
Tra bei panorami e insenature, si potevano spendere settimane a vagare per l'isola. Lungo il sentiero vedemmo delle scimmie e un serpente giallo e nero. Non eravamo tanto contenti di quest'ultimo incontro, e neanche il serpente sembrava entusiasta. Rimase fermo per un po', mentre lo osservavamo, quindi all'improvviso scattò nella foresta con una rapidità inquietante.
Ilha Grande Monkey
Ilha Grande
Ilha Grande
Dopo avere ammirato diverse belle baie, raggiungemmo la spiaggia di Lopes Mendes, che ha la fama d'essere una delle più belle del Brasile, meta obbligata in un itinerario di viaggio in zona. In effetti, può permettersi d'essere immodesta: è davvero spettacolare. Con noi c'era una ragazza svedese, appassionata di natura, che ci raccontava di alberi, giaguari e altra flora e fauna brasiliana. Era nel suo, senza dubbio, ma solo un pazzo si sarebbe trovato male a Ilha Grande. Sulla spiaggia c'erano anche tre belle donne argentine che giravano nude, non so perché, ma sicuramente avevano un buon motivo... che non m'interessa, perché a volte bisogna godere delle meraviglie naturali senza perdersi in troppe questioni metafisiche.
Ilha Grande Beach
Ilha Grande Beach
Ilha Grande
Lopes Mendes, Ilha Grande - Questa spiaggia è nota come una delle più belle del Brasile e al mondo.
Ilha Grande
Ilha Grande
Lopes Mendes
Lopes Mendes, Ilha Grande - Un ottimo spot per il surf.
Praticammo un po' di surf prima di tornare in battello verso Vila Abrao. Dopo la cena con un buffet a chilo (quanto mi mancano), ci ritirammo, assonnati.
Crab
Granchio su una spiaggia di Ilha Grande... chissà se avrà poi fatto parte di qualche buffet a chilo
Il mattino dopo, sul presto, per un prezzo scandalosamente basso prendemmo il battello pubblico per Angra Dos Reis, città del continente poco lontana da Mangaritiba. Da lì, montammo su un autobus che andava in direzione San Paolo con la ferma intenzione di scendere a Paraty, tappa culturale del nostro itinerario di viaggio in Brasile.
Il tratto di costa tra Rio de Janeiro e Sao Paulo meriterebbe molte pause tra le centinaia di baie, spiagge e isolette. La particolarità di Paraty è che si tratta di una cittadina coloniale con un bel centro storico fatto di vie in pietra e case bianche dalle porte colorate.
Paraty
Paraty - Una vecchia città coloniale sul mare, circondata da colline verdi e piantagioni di Cachaca.
Quando arrivammo nella piccola ma caotica stazione degli autobus, in realtà, non notammo le bellezze del luogo, ma soltanto un vivace e affascinante squallore. Dopo avere lasciato i bagagli all'ostello Che Lagarto (prenotato quando eravamo a Ilha Grande) scoprimmo finalmente l'attraente cittadina. Le caratteristiche strade del centro ci portarono sino all'oceano, che a Paraty sembrava quasi una laguna, racchiuso com'era tra isole e promontori.
Paraty
Paraty
Dopo una buona cena a base di pesce andammo a dormire nel simpatico ostello. Eravamo in camerata con due inglesi che tenevano il ventilatore alla massima velocità. Alzando un lenzuolo praticamente si poteva veleggiare.
Il giorno dopo con una guida e una jeep visitammo l'entroterra di Paraty, fra coltivazioni, macchie di giungla e cascate. Tra la distilleria di cachaca (l'alcolico ingrediente base della caipirinha) e un pranzo a chilo la parte più divertente della gita fu giocare tra le cascate nella foresta.
Paraty Jungle
Paraty Jungle
Facevamo docce gelate, ci buttavamo giù per scivoli naturali in roccia e ci tuffavamo nei laghetti dei ruscelli usando delle liane per lanciarci (tutte attività che consiglio).
Paraty Slide - Si possono fare molti giochi divertenti nella giungla alle spalle di Paraty. Questo non fa male come potrebbe sembrare.
Paraty Jungle
Paraty Jungle
La sera c'era la festa della cachaca (pronunciata "cachassa"), una specie di sagra, in parte all'aperto e in parte sotto un tendone, con musica dal vivo (che sembrava rumore). Fu comunque divertente.
Paraty
Paraty
Dopo un breve giro a Paraty, spendemmo purtroppo l'intero giorno seguente per raggiungere San Paolo e da qui volare a Foz de Iguazu. Al mattino infatti trovammo un economico passaggio da un tizio che doveva andare a "SP" per fare shopping. Il viaggio in auto fu comunque interessante, con tanto di pranzo nel bar più squallido della vacanza. Nonostante l'aspetto esteriore, il buffet fu gradevole (tra i principali consigli di viaggio che vorrei dare, c'è quello di mangiare sempre con gran gusto, al di là delle eventuali apparenze scoraggianti di un locale).
La notte, atterrati a Foz de Iguazu, un pullmino con autista mandato dal nostro Rouver Hotel ci portò in albergo. Era un posto economico e in buona posizione per i trasporti e i ristoranti.
Il giorno dopo prendemmo l'autobus per raggiungere Puerto Iguazu (in Argentina) e da qui le famose cascate.
Iguacu Falls
Cascate Iguazu - Poi si va alle cascate Iguazu e tutte le altre cascate perdono un po' del loro fascino.
Il lato argentino di questa meraviglia naturale offre numerosi sentieri per ammirare il fiume e la potenza dell'acqua da diversi punti di vista. Tra un panorama incredibile e un belvedere spettacolare, trascorremmo una splendida giornata. Anche la fauna nel parco aveva il suo fascino: notammo tartarughe, pesci gatto, coati, pappagalli e farfalle colorate. Queste ultime svolazzavano a sciami lungo il sentiero, ed erano tante che aprendo la bocca si rischiava di mangiarne un paio, comunque insufficienti a risparmiare sui costosi panini venduti dai bar nel parco.
Iguacu Falls
Cascate Iguazu - Con pochi dubbi una delle più belle cascate al mondo, vista qui dal lato argentino, ricco di sentieri che portano a punti panoramici.
Nel tardo pomeriggio tornammo in bus all'albergo. Cenammo in un ristorante nei pressi dell'hotel con un churrasco misto per tre persone che avrebbe potuto sfamare venti famiglie e i loro animali domestici. Era tutto delizioso, dalla carne fino alle salse varie passando per la fagiolata. Dormimmo appesantiti.
Al risveglio ci sforzammo comunque di fare un'abbondante colazione e ci dirigemmo, sempre in autobus, verso il lato brasiliano delle cascate dell'Iguazu. Lasciammo i bagagli dentro a degli armadi col lucchetto, così potemmo girare liberamente per il parco.
Iguacu Falls
Cascate Iguazu - Anche la vista dalla parte brasiliana vale la pena, anzi è a dir poco eccezionale. Ha meno sentieri ma viste incredibili.
La visita al lato brasiliano è molto più breve poiché un solo sentiero percorre l'orlo del canyon in cui cadono le cascate. Tuttavia, deve assolutamente far parte di un itinerario di viaggio in Brasile e vale tutti i 20 euro d'ingresso, non solo perché si vedono panorami diversi rispetto al lato argentino, ma soprattutto perché il belvedere con cui si conclude il sentiero è davvero qualcosa di unico al mondo. Circondati da un incredibile arco di cascate con tanto di arcobaleno, fummo completamente inzuppati dagli spruzzi. Folli uccelli si gettavano in mezzo a quell'impressionante massa d'acqua, mentre noi scattavamo una quantità di fotografie sufficiente a ricostruire l'Iguazu in 3D una volta rientrati in Italia.
Cascate Iguazu
Iguacu Falls
Cascate Iguazu - Dal punto di vista di una farfalla.
Terminammo presto la visita, perciò avevamo ancora tempo per buttare via dei soldi in qualche attività stupida. Non ci attirava il giro in battello ai piedi delle cascate, quindi alla fine optammo per sorvolarle in elicottero per il prezzo di 90 euro. Dopo una mezz'oretta d'attesa spiccammo il volo. Ammirammo dall'alto la giungla e le anse del fiume, per poi osservare il canyon a forma di ferro di cavallo in cui cadono le più belle cascate al mondo. Fu un'esperienza meritevole di un lungo elenco di aggettivi entusiastici, ma mi trattengo e vi lascio semplicemente immaginare. Detto questo, non so se la ripeterei, perché se è vero che la prima volta non si scorda mai, già dalla seconda si rischierebbe di rimanere meno impressionati. Un po' come per la cucina indiana e il sesso a pagamento, credo. (Così, per scrivere cose a caso).
Iguacu Falls Helicopter
Cascate Iguazu- Un giro in elicottero sulle cascate è un'esperienza unica.
Dopo il volo in elicottero prendemmo l'autobus per l'aeroporto, davvero vicinissimo alle cascate. Atterrammo a Rio de Janeiro al tramonto. Ormai esperti della città (beh, almeno così ci sentivamo) prendemmo un taxi con tassametro, evitando chi ci offriva prezzi fissi sempre gonfiati, e ritornammo all'Ipanema Beach Hostel. Non dovemmo dare all'autista consigli sulla strada migliore da seguire.
Il giorno dopo visitammo il Corcovado, la montagna alta 710 metri in mezzo a Rio sulla cui cima svetta la famosa statua del Cristo Redentore. L'attesa della cremagliera per la salita fu piuttosto lunga, ma ne valse la pena perché il panorama era impressionante... consiglio d'inserirlo in ogni itinerario di viaggio in Brasile (com'è ovvio).
Una volta scesi, un taxi ci riportò in albergo. Alla guida c'era il miglior autista del mondo, che mentre sfrecciava nel caotico traffico c'intratteneva con giochi di prestigio. Ci lasciò contenti e sbalorditi, più per il fatto che non ci schiantammo che per le magie in sé.
Di pomeriggio da veri turisti in vacanza al mare vagammo per la spiaggia di Ipanema cercando di farci amico un qualche brasiliano che c'invitasse a giocare a beach volley o a beach tennis (equivalente al tennis, ma giocato su un campo da beach volley e quindi con l'ovvio obbligo di colpire al volo). Dopo qualche timido approccio due tizi ci dissero di parlare col loro maestro che, incredibilmente, era italiano. Questi ci raccontò che veniva da Ravenna (dove il beach tennis era stato inventato) e che viveva a Rio de Janeiro da quasi 10 anni. Era stato lui a importare il beach tennis in Brasile e viveva facendo il maestro... del resto, il clima consentiva di giocare tutto l'anno.
Ci cimentammo nel gioco, sia in doppio che in singolare, con grande divertimento nostro e di un anziano che quando gli facevamo punto urlava: "Canalha! Malandrinho!". Che bella vita... Pensai che sarebbe stata una buona idea fare l'importatore di beach tennis in Brasile, anziché l'ingegnere: senza saperlo, buttai via una grande occasione, dieci anni fa!
La sera, prendemmo un autobus verso il centro e, in particolare, verso il quartiere di Lapa, famoso per i bar e le scuole di Samba. Per strada c'era una quantità di gente impressionante. In alcuni bar c'era musica dal vivo, mentre fuori artisti di strada davano spettacolo. Ricordo un signore mingherlino che si mise a fare dei numeri incredibili con un pallone da calcio. Era tanto rachitico che sembrava dovesse schiattare da un momento all'altro, ma in realtà era un vero acrobata.
Dopo l'aperitivo e la cena entrammo in una discoteca su più piani, con musica dal vivo moderna da una parte e samba dall'altra. Era un locale molto bello, ricco di decorazioni e mobili e oggetti strani che sembravano più consoni a un castello che a un "club" alla moda. Rientrammo tardi, in bus.
Il giorno dopo avemmo giusto il tempo per un'ultima passeggiata a Ipanema e per una foto all'affascinante spiaggia di Botafogo, prima di ritornare all'aeroporto (costeggiando le favelas su un pullmino scassato che ci caricò per strada) e quindi in Italia.
Così, bevendo vino bianco su un volo Air France, si concluse il nostro itinerario di viaggio in Brasile. Eravamo estremamente soddisfatti, entusiasti dei posti visti e delle esperienze vissute. Col senno di poi, ho solo un paio di consigli su cose che avremmo dovute fare diversamente: 1) evitare di perdere un giorno di viaggio tra Paraty e San Paolo; e 2) restare in Brasile almeno un altro anno e mezzo.
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